Due studenti della Yeshivah che discutono
se sia lecito o meno fumare mentre si studia la Gemarah,
si recano dal rabbino per chiarimenti.
<<Rebbelen>>,
chiede il primo,
<<è lecito fumare studiando la Gemarah?>>
<<No>> sentenzia scandalizzato
il rabbino.
<<Hai posto male la domanda>>
lo rimprovera il secondo studente.
Si avvicina al rabbino e gli chiede:<<Rebbelen,
è lecito studiare la Gemarah fumando?>>
<<Ma certo>> sentenzia entusiasta
il rabbino.
Questa conversazione simbolica mostra chiaramente
di come l'atteggiamento del rabbino sia stato influenzato
"negativamente" dal primo studente e
"positivamente" dal secondo.
Ciò dimostra che quando si comunica assume importanza,
oltre al contenuto (cosa si dice), anche la forma, cioè
"come si dice".
Spesso, dall'incapacità d'esercitare
quotidianamente una comunicazione efficace, derivano tutta
una serie d'influenzamenti negativi, che provocano i cosiddetti
micro disagi relazionali avvertiti, dagli
esseri umani, come uno stato di malessere sottile appena
percettibile. Malessere che impedisce l'espressione serena
di se stessi.
Per comprendere i complessi meccanismi
della comunicazione che determinano l'influenzamento reciproco,
iniziamo con il prendere in esame il contenuto del messaggio:
"cosa si dice" e ci chiediamo:
cosa pensa il nostro interlocutore
quando pronunciamo una parola?
La risposta, riportata nella pagina "La
mente", spiega cosa avviene nella mente del nostro
interlocutore quando pronunciamo una parola.